Sara Zamperlin

Ciao sono Sara!

  • Sara Zamperlin
  • Legnago, Italia
  • Parlo: Italiano, English

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The suicide of vegetable

2016 - Fotografia / Mista / Carta / Surreale

€ 90/postcart

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Chi sono

“Sara Zamperlin nasce a Legnago, una piccola città della provincia di Verona con un’importante rilevanza storica che caratterizza ed influenza le scelte di chi la sa vivere nel profondo.
L’artista inizia il suo percorso frequentando prima l'Istituto d'Arte Applicata di Castelmassa per proseguire con corsi di antiquariato e restauro fino alla qualifica di Tecnico della Conservazione, Manutenzione e Restauro Beni Artistici.
Durante gli anni di formazione inizia la sua singolare ricerca di possibili legami fra pittura e restauro. La sperimentazione di nuovi materiali avvicina l’artista ai concetti più sottili della matericità nella pittura influenzando le opere di questo suo primo periodo.
Successivamente l’innato amore per l'arte visiva avvicina Sara alla fotografia e ai suoi concetti più tradizionali. I materiali, la tecnica pittorica e i concetti della fotografia si fondono insieme per dar vita ad un nuovo modo di comunicare, ad un nuovo stile pittorico. Questo è il periodo più importante dell’artista dove le sue opere comunicano magistralmente le emozioni più profonde da esse celate.

Da più di dieci anni gestisce il suo Laboratorio Artistico “Arte & Arte” collaborando con noti studi d’architettura, gallerie, enti pubblici e privati.”

o Collettiva Novembre 2010 CARNE VIVA presso Galleria Testoni Verona curatore Fabio Bertillo
o Collettiva Febbraio 2014 EX-ALT NEW ART presso Torre Branca Milano curatore Carlo Greco
o Collettiva Marzo 2014 ON THE ROAD presso Galleria Coronari 111 Art Gallery Roma curatrice Sabrina Rizzo
o Collettiva Aprile 2014 F.AR.C festival dell’arte contemporanea presso Museo MIIT Torino curatore Guido Folco
o Personale Maggio 2014 VOLTI E MEMORIE URBANE presso Galleria La Cornice Verona curatore Riccardo Steccanella
o Esposizione permanente Galleria Art & Co Caserta responsabili Andrea Esposito,Gerardo Giurin
o Contratto di collaborazione da Gennaio 2014 con ORLER responsabile Emanuela Orler
o Personale Agosto 2014 IL COLORE E LA MATERIA presso Galleria Il Dubbio Chioggia (VE) curatore Lorenzo Checchinato
o Esposizione permanente presso Galleria Il Dubbio Chioggia Venezia curatore Lorenzo Checchinato
o Esposizione permanente presso Galleria La Cornice Verona curatore Riccardo Steccanella
o Menzione d’onore al concorso Art-Competition.net 2014
o Partecipazione al concorso Talent Prize 2014
o Esposizione alla Biennale di Palermo Gennaio 2015 Galleria Coronari 111 con premio speciale del comitato scientifico diretto dal Dott. Vittorio Sgarbi
o Collettiva Gennaio 2015 QUALCUNO CHE CI GUARDI prersso Centro Culturale ZEROUNO Barletta curatrice Anna Soricaro
o Collettiva Aprile 2015 PROFILES OF ART presso 3Space2 Gallery Heneage Street (Brick Lane ) London curatrice Silvia Arfelli
o Collettiva Maggio 2015 WHO ART YOU ? presso FABBRICA DEL VAPORE Milano
curatori Daniela Ficetola e Alessandro Trabucchi
o Collettiva Ottobre 2015 L’ISOLA CHE C’E’ presso VILLA CASTELNUOVO Palermo
Ea Editore
o Collettiva Novembre 2015 UN POSSESSO PER L’ETERNITA’ prersso Centro Culturale ZEROUNO Barletta curatrice Anna Soricaro
o Collettiva Marzo 2016 THE ARTISTs presso Galleria Coronari 111 Art Gallery Roma curatrice Sabrina Rizzo
o Personale Maggio 2016 ALICE le fobie nel paese delle meraviglie TU CHI SEI TU presso GALLERIA FERRARIN Legnago (VR) curatore Giorgio Ferrarin
o Personale Giugno 2016 ALICE le fobie nel paese delle meraviglie TU CHI SEI TU presso
MEMOIRE Avesa (VR) Curatrice Alessandra Ruspini
Titolo: Anime
Tutto inizia con un incontro.
I rapporti umani e la vita quotidiana sono gli ambienti ideali nel quale scoprire i soggetti adatti.Sara Zamperlin, infatti, non sceglie i propri modelli in base a canoni estetici predefiniti, ma va alla ricerca di un carattere deciso, di una personalità che la colpisca.
Poi passa all'osservazione. É un'indagine profonda e penetrante, a tratti quasi ossessiva.Quello che conta è ciò che sta sotto la facciata, l'energia celata dietro lo sguardo, le tensioni trattenute. Sara Zamperlin vuole liberare le pulsioni che agitano i suoi soggetti e dare voce alla loro anima.
Per andare oltre la maschera che ognuno di noi si costruisce, Sara sceglie la fotografia: tramite scatti successivi scava lentamente e fa emergere la vera indole dei propri modelli.
É solo a questo punto che si passa alla tela: una fotografia sarebbe troppo perfetta, troppo pulita e ordinata per rappresentare le emozioni che ci dominano.
Sulla tela i toni sono quelli del grigio, verde, azzurro, stesi quasi a monocromo a creare un'atmosfera intima. Siamo sotto la superficie delle luci e dei colori abbaglianti, Sara Zamperlin ci vuole portare al livello dello spirito.
Il grande formato amplifica l'intensità degli sguardi. Le pose, estremamente spontanee o del tutto costruite, mai banali, ci rivelano persone reali.
Colature di resina scendono sul dipinto finito infrangendo la perfezione tecnica con un gesto finale, fisico, casuale e per questo terribilmente umano, come i volti di Sara Zamperlin.

Elisa Rubino
Titolo: Bambole
Dopo la serie Anime, Sara Zamperlin si concentra su ciò che di più distante ci può essere: oggetti inanimati che rappresentano fattezze umane, stereotipandole e riproducendole in serie. Bambole.
Eppure questi oggetti banali e infantili rievocano in noi sensazioni intense. In un lampo ci riportano alla memoria momenti vissuti, lacrime e risate.
E se ciò che amiamo trattenesse un po' della nostra essenza?
Ognuno modifica e lascia un segno su tutto quello che tocca, sono proprio questi segni che Sara Zamperlin vuole indagare, perché ci rivelino la loro storia.

La scelta della Bambola non è mai semplicemente guidata dall’aspetto estetico, ma è ricerca concreta nei mercatini, dai rigattieri, nelle case di amici e conoscenti. Sono le emozioni a guidarla. Emozioni di altre persone che hanno stretto, baciato, lanciato, maltrattato, amato il proprio gioco.

La fotografia è il mezzo privilegiato da Sara Zamperlin per far emergere quello che l’occhio non può vedere. Grazie al filtro della macchina fotografica diventa possibile squarciare il velo dell’apparenza esteriore.
Le Bambole si trasformano in protagoniste vive.

Le foto riproducono immagini perfette, patinate: sfondo bianchissimo, luci nette, dirette ed intense, nessuna ombra, colori saturi e brillanti.
La realtà emerge solo attraverso i corpi che si presentano afflosciati, ricurvi, accasciati su se stessi, appesi, contorti in maniera innaturale.

L’arte di S. Z. si concentra costantemente su quello che l'apparenza ci nasconde, che deve essere trovato scavando in profondità. Se con la serie Anime ciò avveniva durante il servizio di posa, con Bambole è un processo fisico.
S. si serve degli acidi per corrodere la stampa fotografica e liberare quello che c’è oltre la perfezione simulata. Fuoriescono così le emozioni diventando visibili anche ai nostri occhi. E come nella vita le reazioni delle persone non sono mai del tutto prevedibili e replicabili, così gli acidi non si possono controllare fino in fondo: ogni opera risulterà diversa dalle altre, anche partendo dalla medesima fotografia le emozioni espresse saranno uniche.
S. si affida alla pittura per questo ultimo delicato passaggio: con i pennelli guida e addomestica le sbavature rendendole atmosfera pulsante.

Non c’è nessuna spensieratezza infantile nelle Bambole di Sara Zamperlin.
Sono opere che ci accompagnano ancora una volta a guardare dentro noi stessi, ci portano ad interrogarci sulle nostre sensazioni. Sul perché ci emoziona ancora, dopo tanti anni, un mucchietto di stoffa senza vita nel quale, forse, riconosciamo un’anima, la nostra.
ELISA RUBINO
Titolo: ALICE le fobie nel paese delle meraviglie TU CHI SEI TU
WHO ARE YOU?

Il filo conduttore che accompagna lo spettatore nella fruizione delle opere di Sara Zamperlin, si arricchisce progetto dopo progetto di nuovi significati ed emozioni, piccoli e solidi ponti verso la scoperta del proprio sé e del proprio inconscio.
Il lavoro qui esposto, si presenta non come completamento ma come una nuova modalità di espressione alla quale l’artista è giunta riuscendo a cogliere l’umanità, la fragilità, le paure e i sogni dei personaggi del romanzo Alice nel Paese delle Meraviglie, composto nel 1865 da Lewis Carroll.
I personaggi, gli attimi, le emozioni, le paure incise sulla tela con pennellate decise e sicure hanno la capacità di fermare l’attimo e salvarlo dal fiume impetuoso del tempo, creando un’istantanea perfetta di ciò che siamo e di come ci percepiamo. Ciò che ci sforziamo di essere, l’immagine che noi tutti possediamo della nostra persona o più semplicemente il ricordo che cerchiamo di lasciare nella mente di chi ci sta accanto, non è mai ciò che realmente viene introiettato dall’altro. La percezione di noi stessi è distorta per natura, e come per i personaggi del romanzo, ogni elemento che compone la realtà appare nella forma più congeniale ai nostri occhi, divenendo il frutto spontaneo dei nostri sensi.
Ogni persona dunque possiede nella propria unicità tratti distintivi che appaiono come vere e proprie impronte digitali: ciò che esiste di più bello non alberga nell’esteriorità delle cose, ma nel coraggio di saperle vivere nel profondo. Secondo l’artista infatti la bellezza è l’elemento non oggettivabile per definizione: essa risiede in ogni più piccolo lineamento e si rivela in modo unico a tutti coloro che la vogliono vivere con sincerità.
La bellezza presente nei volti delle tele di Sara Zamperlin appare come una dea che evita lo sguardo dei comuni e che al tempo stesso fa sanguinare gli occhi di chi sa donarle una casa dentro il proprio petto.
L’arte tende da secoli alla definizione di un concetto più umano possibile di bellezza, per renderlo il più comprensibile e adatto alle nostre menti: nella sua finitezza, l’uomo ha cercato nel tempo di imbrigliare la bellezza in canoni che lui stesso ha stilato, privandosi così della possibilità di poter andare oltre i confini cui si è barricato.
L’uomo si è abituato a definire come ‘bello’ ciò che si pone difronte a lui, in termini estetici misurabili e canonizzati secondo il suo singolare concetto di ordine delle cose. La creazione artistica è stata influenzata in ogni tempo da questo pensiero divenendo ‘serva silenziosa’ del volere dell’uomo.
Secondo Alfred Kubin, la vera arte è quella che sa andare “alla radice della cosa in sé”, mettendo a nudo la volontà, le pulsioni e l’inconscio prima di tutto dell’artista e conseguentemente del suo pubblico fruitore. La capacità e il desiderio di ricercare e rappresentare la realtà nel modo più unico e sincero, facendo vibrare di luce propria ogni elemento rappresentato, fu non a caso il credo principale dell’innovatore che si consacra come modello artistico per Sara, ossia Michelangelo Merisi, detto Caravaggio.
Il desiderio di Sara è quello di emozionare il suo pubblico come il Caravaggio sa emozionare lei con i colori, le pose e i giochi di luce unici che hanno reso l’arte del pittore milanese, esempio di innovazione stilistica e di ricerca artistica oltre il canone del ‘bello’. È con il desiderio di comunicare emozioni autentiche e direttamente fruibili dallo spettatore, imprimendo con il colore i volti dei personaggi nelle sue tele, che nacque nel 2014 il primo progetto di Sara Zamperlin, intitolato Anime.
Come afferma l’artista: “Andare oltre l’immagine estetica della persona o della cosa inanimata, vuol dire sia creare un istantanea dell’anima dell’altro così come mi appare, sia riprodurre anche parte della mia riflessa negli occhi di chi in quel momento è altro da me. Concedo un pezzo del mio essere all’altra persona e dipingendola la rivivo in modo così intenso che il quadro non appare più statico, ma parla alla parte più profonda di me, in modo meraviglioso. Per questo motivo mi piace parlare con le persone, conoscerle e portare parte di loro con me; se in loro incontro il desiderio di uscire dalla normalità e di mettersi realmente in gioco con tutto il loro essere, divengono necessariamente parte integrante del mio lavoro.”
I progetti passati come quello oggi qui presentato seguono la stessa linea di ricerca stilistica e di senso basata sulla continua comunicazione con il proprio sé con il quale l’artista si confronta in modo intimo e critico.
In ogni opera dell’artista vi si legge il desiderio e lo sforzo di restituire la bellezza e l’unicità agli elementi, siano esse persone o oggetti di uso quotidiano, come le ‘Bambole’, oggetto di uso comune che in ogni fase della vita si arricchiscono dell’identità e dei sogni trasferiti in esse.
Alla base stessa della ricerca artistica di Sara Zamperlin vi è di fatto la voglia di restituire la bellezza è l’unicità agli elementi, siano essi persone o più semplicemente oggetti quotidiani. Mettere a nudo la bellezza delle cose, delle persone che sfilano davanti a noi al supermercato, negli uffici postali, nei bar, per apprezzare senza maschere e senza censure l’unicità, la gioia e la sofferenza di chi in quel momento è altro da noi.
Ma come in ogni grande opera, ciò che si rende visibile agli occhi del fruitore è solo una minima parte dell’intero progetto. La fase di costruzione della tela è l’ultima di un lungo processo creativo che vede nella pennellata finale il coronamento di un faticoso percorso di ricerca e di notti insonni. Prendere consapevolezza delle proprie emozioni provate difronte ad un quadro, o nella produzione dello stesso, fa nascere un ricordo immortale il quale diviene un solido pilastro tra i percorsi della nostra esistenza.
Come Alice dunque, persa tra i sentieri della vita, anche a noi non resta che affidarci al nostro sé sfidando l’impossibile.
Sara Zamperlin, cercando di scindere l’io in ogni sua parte, ha vestito i panni di Alice nella ricerca dei candidati di questo progetto. L’annuncio pubblicato dall’artista per conoscere i modelli scelti per interpretare i personaggi del romanzo, ha riscontrato un inaspettato successo. Nel progetto presentato infatti ogni personaggio impresso sulla tela rappresenta una paura, una fobia o un’ossessione la quale è condivisa sia dal modello scelto sia dalla stessa Sara, che con grande soddisfazione ha percepito il desiderio di ogni partecipante di vincere ed esorcizzare le proprie debolezze con la forza del colore.
I personaggi rappresentati sono quelli predominanti nel romanzo. La chiave di lettura delle opere è di per sé innovativa, poiché i veri protagonisti portati alla luce non sono identificabili nel soggetto fine a se stesso, ma nell’unione dei tratti di personalità di ogni protagonista con quella che è la sua maggiore ossessione. Gli elementi addizionali che aggiungono carattere ad ogni personaggio, sono il frutto di un attento studio che vedono la realizzazione dei protagonisti in chiave pittorica in linea sia con i personaggi descritti da Carroll che con la singolarità dei soggetti dipinti. Come il nastro tra le dita del Gatto che avvolge lo spettatore portandolo con sé nella propria realtà, così lo struccarsi di Alice atto a comunicare il desiderio di liberarsi dalle proprie fobie, sono elementi indispensabili e caratterizzanti, facenti parte della personalità di ogni singolo, come il badile e il mestolo della Duchessa.
Le personalità dei modelli che hanno preso parte al progetto sono agli occhi di Sara affini ai personaggi stessi del romanzo, condividendo con loro alcune paure, ossessioni o tratti di personalità distintivi. Il nuovo progetto di Sara Zamperlin appare dunque, oltre al suo notevole valore artistico e stilistico, come un omaggio al coraggio e alla voglia di vincere le proprie paure esorcizzandole con il potere creativo e curativo dell’arte in ogni sua forma.

Fabio Visentin

Il mio mondo, i miei luoghi

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